Repùblica Dominicana: una terra piena di emozioni


America del Nord, Mappamondo, Repubblica Dominicana / lunedì, giugno 12th, 2017

Hai presente quando torni a casa da una lunga giornata e, aprendo la porta di casa, vorresti trovare una spiaggia bianca e un Coco Loco ad aspettarti? Mete caraibiche, mare cristallino e balli coinvolgenti sarebbero gli ingredienti giusti per rigenerare ogni tua cellula provata dalla fatica. E allora concediti cinque minuti di relax e lasciati avvolgere dallo spirito vacanziero, in attesa (perché no) di organizzare un viaggio in questa splendida isola: la Repubblica Dominicana.

Quando ho prenotato questo viaggio, nel 2014, ero quasi incredula: il mio primo volo transoceanico sarebbe stato in uno dei paradisi terrestri per eccellenza. Le 10 ore di aereo mi spaventavano un po’, lo ammetto, ma tra un film, qualche pisolino e la mia musica, il tempo è passato.
Una volta atterrata a La Romana, una città ad est di Santo Domingo, sono salita su un pullman che mi ha portato al villaggio in cui ho soggiornato a Bayahibe. Sotto questo punto di vista, è stata una vacanza super rilassante! Cibo, bevande e spiaggia sempre disponibili e un mare favoloso a 5 minuti dalla mia camera. Non mi soffermerò troppo sulle dinamiche del villaggio turistico, anche per risparmiarti i racconti della me più imbranata di sempre alle prese con il campo da beach volley!
Ciò di cui vorrei davvero raccontarti riguarda le gite che ho fatto fuori dal villaggio, nella vera Repubblica Dominicana.

Uno dei primi giorni, curiosa di sapere come fosse la città dove era soltanto atterrato l’aereo da Roma, mi sono avventurata a La Romana. Inutile dire quanto sia stato forte l’impatto: la differenza con la realtà italiana è abissale, il tempo sembra si sia fermato agli anni ’50, con quelle auto (per noi) d’epoca e quei negozietti piccoli coperti con tetti di lamiera.
Il mio stupore si è spostato, poi, sul sorriso delle persone, sempre pronte a ballare, cantare e bere. Sì, bere! Il rhum è la base di quasi ogni pasto; ti basterà pensare che, in villaggio, ce lo offrivano a partire dalle 9 di mattina! D’altro canto, lo stupore ha lasciato presto il posto a un senso di fastidio, quasi rabbia, nel momento in cui ho compreso (e visto) che una donna stava comprando della carne da un banchetto ambulante sul ciglio di una strada sterrata e trafficata; ti lascio immaginare la quantità di polvere e terra che si alzava al passaggio di qualsiasi mezzo di trasporto. La mia guida mi ha spiegato, notato il mio sguardo allarmato, che avere una “macelleria” è un lusso per gli abitanti di questa isola e che non ci sono molti controlli sulla qualità del cibo locale per i residenti.

Spostandosi verso la capitale dell’isola, Santo Domingo, la situazione cambia drasticamente: la città coloniale è un mix di case bianche su due piani e palazzoni. Di Santo Domingo ricordo la frenesia mista ad allegria, il calore del sole sulle strade, l’odore di frutta tagliata e i bambini che giocavano a pallone.
La Cattedrale Primada de America, luogo di interesse per la cieca devozione della popolazione alla Vergine Maria, è un vero e proprio tempio di culto; per entrare, mi hanno dato una specie di pareo a righe viola e bianche per coprire tutte le gambe (ovviamente, da turista accaldata, stavo andando in giro con pantaloncini di jeans e magliettina!). La tradizione vuole che la prima pietra sia stata posta dall’erede di Cristoforo Colombo; all’interno, regnavano sovrani il silenzio e il rispetto e tutti i visitatori si raccoglievano in loro stessi mentre visitavano la cattedrale.

La seconda gita importante che ho fatto mi ha portato nell’entroterra, in quel lembo di foresta che collega Bayahibe a Punta Cana. Durante questa giornata, ho respirato una realtà lontana dalla routine, lontana da ciò a cui siamo abituati, lontanissima dagli standard di vita europei. Il tour ha avuto inizio tra le piantagioni di canna da zucchero; la guida mi ha spiegato che quelle terre appartengono per lo più a personaggi famosi o politici di punta.
Una piccola sosta nel bel mezzo di una distesa di canne marroncine, mi ha permesso di assaggiare lo zucchero così come la natura lo crea all’origine: un liquido dolcissimo mi ha fatto fare una smorfietta di disgusto (devi iniziare a sapere che non amo molto i cibi dolci) tramutata poi nella soddisfazione di aver provato qualcosa di esclusivo.
Durante il percorso, ho visitato anche una scuola posta nel bel mezzo del nulla: ragazzi di ogni età erano divisi in aule immerse nella natura e studiavano in condizioni decisamente lontane da quelle a cui siamo abituati tutti noi.

Continuando a conquistare la foresta dominicana, mi sono trovata di fronte alle coltivazioni di caffè, che ho assaggiato caldo e appena fatto nei tipici tegami di metallo, e cacao, di cui ho assaggiato le bacche appena estratte dalla noce.
Per finire, ho visitato una fabbrica home-made di sigari. Sì, signori: sigari fatti a mano. Le foglie di tabacco stese ad asciugare lasciavano un odore meraviglioso e i pochi attrezzi sul tavolo erano colmi di rimasugli dei lavori precedenti. Un’altra attività di famiglia che apriva le porte a chiunque fosse di passaggio e interessato a comprare qualche prodotto.

La gita si è conclusa con la visita alla spiaggia di Macao, una delle mete preferite dai surfisti per il mare perfetto e l’assenza di stabilimenti balneari. Immagina una distesa di sabbia bianca, il sole riflesso in un mare di cristallo e i venditori ambulanti che aprono un cocco verde davanti ai tuoi occhi lasciandotelo con una cannuccia.

Riassumere in un articolo la quantità di emozioni che ho vissuto in quei dieci giorni in Repubblica Dominicana non è stato facile ma il desiderio di renderti partecipe della meraviglia di quei luoghi era decisamente più forte.
Questa è l’isola dei dominicani: sincera, libera, aperta. I colori fluttuano nell’aria e il mare è un pretesto per lasciarsi alle spalle ogni pensiero negativo. 

Allora, ti è venuta voglia di prenotare?

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