Tornare dall’Erasmus e vivere felice. Madrid 1.0


Europa, Spagna / mercoledì, giugno 21st, 2017

Una giorno un amico mi ha detto Giù, come posso far entrare un anno di ricordi in una valigia? Ammetto che mi ha preso un po’ alla sprovvista, non sapevo proprio cosa rispondere. Un anno di ricordi, il nostro anno di Erasmus in una delle capitali europee più egocentriche di tutte: Madrid.
Quando feci domanda per passare l’ultimo anno di università in Spagna, odiavo letteralmente quella popolosa città. La mia strada si era già imbattuta nei vicoli e nei sali-scendi madrileni (nel 2011) e non ne ero rimasta affascinata come speravo. In molti mi dissero che mi stavo sbagliando, che Madrid aveva tanto da regalare e che forse ero stata poco attenta. Morale della favola? Ora ne sono perdutamente innamorata.

Partire per un anno non è esattamente una passeggiata. L’euforia del momento potrebbe far sembrare tutto leggero e frivolo ma ti assicuro che non è così. Una valigia chiusa piena di vestiti per ogni stagione è il campanello d’allarme che ti dice che qualcosa sta inesorabilmente cambiando. Effettivamente, dopo quattro anni di ingegneria, è quasi scontato il desiderio e il bisogno di aria nuova. Come potrai immaginare, infatti, una delle poche gioie universitarie a cui uno studente medio può aspirare è l’esperienza Erasmus. A questo proposito, più o meno c-i-n-q-u-e-c-e-n-t-o anni fa, un tale Erasmo da Rotterdam si laureava all’Università di Torino. Ma era di Rotterdam. Ti sembrerà strano ma è grazie a questo singolo individuo che abbiamo la possibilità di spostarci per il mondo e cercare di conquistare i tanto agognati CFU. Perché diciamocela tutta: uno va in Erasmus anche per superare più serenamente qualche esame ostico ed evitarsi la prenotazione perpetua a tutte le sessioni disponibili. Eppure se parti per una esperienza del genere, ciò che riporti a casa non è solo una collezione di crediti universitari.

Cosa ho guadagnato in questi 10 mesi vissuti a Madrid? Cercherò di raccontartelo in qualche breve passaggio…

1) Una famiglia di amici.

Forse ti sembrerà smielato (e forse lo è davvero!) ma è un punto estremamente importante. Quando ti trasferisci in un’altra città, dove non conosci niente e nessuno, è complicato relazionarsi e farsi spazio. La mia fortuna è stata quella di partire con un’amica di corso con cui ho condiviso la stanza (diffida da chi ti sconsiglia di partire con una persona che conosci già: ognuno è fatto a modo suo!). Giorno dopo giorno, mi sono lasciata andare sempre di più e ho conosciuto persone di ogni parte del mondo. Amici italiani, francesi, spagnoli, americani, taiwanesi, polacchi, sudamericani: sembrava di essere al centro del mondo! Ho imparato ad aprirmi con meno difficoltà, a relazionarmi a persone con modi di fare diversi dai miei e a superare le barriere linguistiche.

2) Una super pazienza.

Gli spagnoli sono bravissimi a fare festa e a divertirsi ma non hanno assolutamente idea di cosa voglia dire la parola organizzazione. Sono sopravvissuta a due semestri di lavoro in gruppi di studio che tra una cerveza e un’altra non avevano chiaramente tempo per gestire le consegne universitarie; ho imparato ad andare oltre alle mille richieste di scartoffie e di combinazioni coerenti di esami che la mia cara università romana mi chiedeva; e, infine, ho soppresso la mia rabbia di fronte alle spallate della gente per strada. Sì, le spallate! Chiunque abbia fretta o semplicemente voglia di passarti avanti, decide che può avvertirti della sua presenza con un tenero colpo di spalla.

3) Un grandissimo senso di adattamento.

La vita da studente fuorisede è già impegnativa se affrontata nel proprio Paese; ti lascio immaginare cosa voglia dire condividere gli spazi con ragazzi di ogni parte del mondo. Cinesi, americani, francesi, turchi e spagnoli che camminano scalzi per la cucina, lasciano grandi macchie di sugo (chiamiamolo sugo) gocciolanti sul bordo degli sportelli e non lavano le pentole. Per non parlare delle abitudini improbabili delle persone in metro, della pasta alla carbonara con panna della mensa universitaria e degli orari folli di vita. Non ho mangiato il pane della Mulino Bianco, né le Gocciole o le marmellate di nonna; i pelati sono solo signori senza capelli e l’olio….beh, dobbiamo parlarne?! Trovare un caffè bevibile è stato pressoché un’impresa e quasi sempre non bastava a sopportare le mille stranezze degli spagnoli. Eppure mi sono ritrovata a vivere tranquillamente in tutto questo, a superare le diversità e ad adattarmi alle situazioni che mi si presentavano.

4) La percezione del tempo.

Il tempo ci turba, inutile negarlo. Ogni volta non è mai della quantità giusta. In effetti, come si quantifica il tempo? Secondo me, non si può. Ma quando non c’è mamma che fa le lavatrici e lava i piatti e pensa alla spesa, quando devi passare dieci ore in facoltà e studiare e risolvere problemi di burocrazia, non senti il bisogno di interrogarti sullo scorrere del tempo. Perché quel tempo lo hai assimilato e riesci a gestirlo in modo da sfruttarlo al meglio.

5) Come riconoscere le cose veramente importanti.

I momenti di sconforto ci sono stati. Quei momenti in cui ti vuoi solo rinchiudere in te stessa e lasciare tutto fuori; quei momenti in cui nessuno può chiamarti perché tanto non rispondi al telefono; quei momenti in cui ti chiedi perché hai iniziato l’università e se è proprio quella la tua strada. Madrid è stata una splendida cartina geografica della mia testa, mi ha coccolato e mi ha accolto nei suoi vicoletti mentre volevo stare da sola a pensare. E quindi uscivo, andavo a camminare con il mio mitico MP3 nelle orecchie e il taccuino in tasca. Ho esplorato tanti luoghi nascosti, ho respirato l’atmosfera della capitale spagnola, ho osservato la gente fare cose. Ecco. Questo è il punto. Ho scoperto che l’importanza delle cose risiede nella felicità che ti assale nel farle. C’è il dovere, certo. Ma neanche lui ha senso se non incontra da qualche parte la felicità di fare le cose.


Eccoti alla fine dell’articolo. Forse ti starai chiedendo Ma questa qui non parla per niente di Madrid?! Assolutamente sì! Ho deciso di dividere il mio anno a Madrid in più puntate (ecco spiegato il titolo!) perché ci sono troppe cose da raccontare e voglio renderti partecipe di ogni piccola sfaccettatura di questa meravigliosa città. Nei prossimi giorni, usciranno altri articoli proprio in vista dell’estate e delle vacanze. Ti consiglieremo luoghi da visitare, posti in cui mangiare e, ovviamente, come fare colazione alla spagnola!

STAY TUNED!

 

 

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