24 ore a Cordoba.


Europa, Spagna / mercoledì, giugno 7th, 2017

Quando ti rendi conto di doverti svegliare alle 4.30 del mattino, ti viene come una stretta allo stomaco e la testa si rifiuta categoricamente di credere di doversi attivare così presto. Aggiungendo il fatto che il tuo corpo non si addormenterà mai prima dell’una di notte, inizi a pensare che sarà quasi impossibile stare vigili e attenti per tutto il giorno successivo. E invece sai cosa è successo? Un bel sabato di maggio, mi sono svegliata pronta e carica per affrontare 24 ore in una città che si prospettava variopinta, contrastante e intrisa di storia: Cordoba.

Avete letto bene: 24 ore. Non un weekend, non una notte, solo 24 ore. Il trucco? Partivo da Madrid, capitale dello Stato che mi sta ospitando da settembre in veste di studentessa Erasmus. Così sono saltata su un pullman privato con un gruppo di altri studenti e siamo partiti alla volta di Cordoba, raggiunta in 4 ore e mezza passate pressoché a sonnecchiare e sbirciare fuori dal finestrino per guardare le impressionanti somiglianze tra le colline spagnole e quelle toscane (anche se, devo dirlo, i colori e l’atmosfera delle terre toscane sono irraggiungibili). L’ingresso alla città è stato annunciato da una serie di piccoli edifici residenziali, qualche ponticello sul fiume Guadalquivir e sporadiche aree verdi sommerse dalle luci dei festival che Cordoba ospita nel mese di maggio. Abbandonato il pullman, ho costeggiato il fiume per arrivare vicino al Ponte Romano ed entrare nella città tramite la porta nelle vicinanze; l’arco d’ingresso conduce non convenzionalmente ad una piazzetta che preannuncia l’imponente orgoglio di Cordoba: la Mezquita-Catedral (Moschea-Cattedrale). Questo enorme edificio ha una storia incredibile alle spalle che l’ha vista crescere con il susseguirsi di cultura, religione e politica nella città. Nacque nel periodo di dominio musulmano, quando creare un legame religioso tra la popolazione e il luogo era un fattore fondamentale per lo sviluppo di un forte senso di appartenenza e di fiducia. L’interno della moschea è variopinto e articolato, ricco di elementi diversi e a volte contrastanti tra loro (frutto di un miscuglio di pezzi architettonici recuperati da edifici demoliti prima della costruzione). Nell’insieme dei particolari di questo complesso storico-religioso, ce n’è uno che mi ha colpito più degli altri: entrando dall’imponente portale di accesso, ci si imbatte in un’ampia stanza rettangolare ricca di colonne e archi bianchi e rossi scarsamente illuminata e intrisa di mistero; continuando a camminare, si passa, quasi senza rendersene conto, alla zona cristiana dove l’imponenza e lo sfarzo della cattedrale lascia il posto ad una luce di un candore dorato tipico della cultura di questa religione; infine, il percorso si chiude con un’ultima parte dal sentore arabo che ospita la sala di protezione del Corano (attualmente non presente), caratterizzata anch’essa da ombre e luce fioca. Uscendo, ho anche fatto in tempo a sbirciare dentro una delle tante cappelle laterali dove una sposa con un vaporoso vestito bianco stava pronunciando il suo sì in una cornice decisamente singolare.

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Il Ponte Romano.
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L’acqua protagonista.
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Sfarzo arabo.

Un altro dei motivi per cui ho deciso di andare a Cordoba nel mese di maggio è la Feria de los Patios, un evento durante il quale le famiglie partecipanti aprono le porte delle loro case permettendo al pubblico di ammirare le piazzette interne addobbate con fiori, carriole, vasi colorati, fontanelle e statue. La città si prepara tutto l’anno, ogni persona è coinvolta e orgogliosa di essere parte di una tradizione così grande e, tra un vasetto di terra, un geranio e una scala a pioli, i turisti si districano in lunghe, lunghissime file. Puoi immaginare quanto sia piccolo il patio di una casa, seppur formata da più appartamenti (tutti appartenenti alla stessa famiglia); pertanto, si entra pochi per volta all’interno di questi scrigni magici pieni di colori e fantasia. Alcuni ragazzi di guardia all’ingresso delle abitazioni gestiscono il traffico ma, a volte, si rischia di fare file anche di un’ora e mezza o due! Certo è che l’aria spagnola si fa sentire in ogni angolo e, per ingannare l’attesa, ti basterebbe girare lo sguardo per ammirare delle signore in abiti tipici o dei ragazzi ballerini che si esibiscono sul marciapiede a suon delle più famose canzoni latino-americane. In mezzo a mille e più persone, sono riuscita a visitare tre patio (dopo circa 30/40 minuti di attesa per ogni casa) estremamente diversi tra loro per grandezza, organizzazione e coreografia. La cosa più particolare che ho notato sono stati i vasi di fiori appesi ai muri e la costante presenza di acqua, che sia in una vasca, in una fontana o in un pozzo. Alcuni angoletti trasudavano musica, mistero, tradizione e poesia; i colori pastello aiutavano a creare un’atmosfera di tempi infantili e spensierati, mentre le api e le farfalle ronzavano libere sulle corolle dei fiori. Sfortunatamente non sono riuscita a visitare i patii vincitori di quest’anno ma mi sono consolata godendomi il tramonto roseo sul fiume Guadalquivir, cavalcato silenziosamente dal Puente Romano che mi ha accompagnato sulla via del ritorno verso il punto di ritrovo con il mio gruppo di viaggio.

Con un leggero sbuffo del pullman, stanco di attendere, sono ripartita alla volta di Madrid e il sonno già stava bussando alla porta della mia mente. Mi sono sforzata di tenere gli occhi aperti per un’altra mezzoretta, il tempo giusto per veder tramontare del tutto il sole e godermi i primi colori della notte. Poi, con le mie fedelissime cuffiette storiche (di cui avrei molto da raccontare; ma questa è un’altra storia…) nelle orecchie, mi sono concessa un sonnellino per risvegliarmi stordita e un po’ disorientata in quella che considero, ormai, la mia seconda città: Madrid. Ti andrebbe di scoprire insieme a me la poliedrica capitale spagnola?
Se il sapore di abanicos y tortillas già invade ogni cellula del tuo corpo, tieniti pronto per l’uscita dell’articolo! La Spagna non avrà più segreti per te!

¡Hasta pronto!

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